lunedì 8 ottobre 2007

Figli di papà

Repubblica, giovedì 4 ottobre 2007. Pagina XIII del dorso milanese.
Titolo: La ragazzina nel budoir, "Io, quattordicenne amerò un gentiluomo"
Occhiello: Maria Elisabetta Scavia, buona famiglia e tanta fantasia, debutta con un romanzo su una passione proibita.
Il romanzo si svolge in Inghilterra nel XVIII secolo, e racconta di una relazione peccaminosa e dissoluta colma di momenti erotici e "sentimenti tempestosi" fra un gentiluomo sessantenne e illuminista (sì, proprio sessantenne) e una aristocratica quattordicenne. Il tutto per oltre 400 pagine edite da Mondadori.
Non voglio entrare nel merito del romanzo che non ho letto e nemmeno leggerò mai. E nemmeno commentarne la trama che mi pare evidenzi un rapporto edipico a dir poco preoccupante. È molto più divertente analizzare l'articolo in sé stesso, quale omaggio alla classe abbiente che gode, a quanto pare, di privilegi e diritti negati alla maggior parte dei comuni cittadini.
La Repubblica è ormai diventata la voce del padrone, cantrice e giullare del ricco e del potente e, come tale, non può che omaggiarlo in forme che solo qualche anno addietro sarebbero state quanto meno imbarazzanti.
L'autrice dell'articolo, Sara Chiappori (parente forse del famoso disegnatore umoristico?), esibisce tutte le migliori doti di adulatrice scrivendo cose come: "C'è un po' del fascino ribelle di Lady Oscar [...] C'è qualcosa di Orgoglio e pregiudizio e un vago sapore da romanzo libertino secondo la sensibilità di una teenager", e, senza nemmeno un filo di ironia ma probabilmente convinta delle minchiate che scrive, continua: "Maria Elisabetta Scavia è una ragazzina che non è mai stata baciata [sic] e scrive proiettando sulla pagina le storie che vorrebbe vivere [!?] e i sogni acerbi di una teenager che non ha bisogno di aver fatto sesso per poterlo descivere". Ma non finisce qui la brava Sara Chiappori e, su un giornale che in teoria si definiva di sinistra, riesce a tessere in questo modo l'elogio del ricco, del potente, della rete di amicizie influenti: "Maria Elisabetta, milanese, è figlia di una famiglia più che bene, colta e cosmopolita: il padre, Fulvio Maria, è erede della famiglia di gioiellieri Scavia, firma di lusso dal 1923, due negozi a Milano (piazza Cavour e via della Spiga) e clienti da Dubai a Tokyo, da Bangkok a New York".
Non voglio abbassarmi a commentare l'evidente promozione ai negozi del papà, ma che Scavia sia un inserzionista storico del supplemento femminile de La Repubblica 'D', questo sì, lo voglio dire. Ma sentiamo cosa ci racconta ancora Sara la bavosa: "La madre, Roberta, disegna una linea di accessori con lo stesso marchio - C'è anche una bella foto della scrittrice in erba addobbata con un abito disegnato dalla madre, come la precisa didascalia non manca di puntualizzare - La ragazzina scrittrice, infanzia passata tra viaggi, frequentazioni superselezionate, studi in casa con un precettore per evitare una scuola vissuta come gabbia [...]. Tutti gli anni l'1 dicembre i miei genitori organizzano una festa al Four Season e ogni volta spero di non annoiarmi a morte e fare qualche incontro emozionante".
Ragazzi, ma qui siamo in piena monarchia; lo studio con un precettore che fa tanto Leopardi, solo che in questo caso lo studio matto e disperato non ha fruttato scritti come la Storia dell'astronomia o il Saggio sugli errori popolari degli antichi, ma un misero fouilletton con pruderie erotico-geriatriche. Non sono servite, a quanto pare, le frequentazioni superselezionate (potrà mai un ragazzo proletario rubare il cuore dell'aristocratica fanciulla?) e tanto meno le feste al Four Season per emozionare la capricciosa ragazza. Sara Chiappori ci racconta anche che l'intraprendente scrittrice utilizza internet per cercare (e trovare!) su Google i riferimenti di qualche editore e, ma guarda un po', ha trovato subito il nominativo di Gabriella Ungarelli, responsabile della varia di Mondadori. Peccato che sul sito della Mondadori non ci sia nessun modo di contattare per email la signora Ungarelli, anzi, è chiaramente scritto che: "Se vuoi sottoporre un manoscritto o una tua proposta editoriale alle Edizioni Mondadori, non usare la email ma contatta la Segreteria Letteraria della casa editrice al numero ecc.". Che ci sia lo zampino delle conoscenze influenti e superselezionate del papà? Boh.
La brava Sara Chiappori non dimentica di chiudere l'articolo con l'ultima cazzata: "Nel cassetto di Maria Elisabetta, intanto, è pronto un nuovo romanzo: 800 pagine su un'altra bruciante storia d'amore, questa volta però ambientata a Miami negli anni 2000".
Cazzo! Siamo impazienti di leggere la prossima recensione che, ne sono sicuro, verrà cortesemente sollecitata dal padre inserzionista. Sempre che, nel frattempo, non arrivi una rivoluzione francese all'italiana che invece di tagliare la testa ai nobili, tagli quel po' di coglioni che sono rimasti a noi poveri esseri comuni e mortali.
PS: cara Sara Chiappori, ma dopo una recensione di una pagina intera su La Repubblica, per quanto tempo ti fa male la mascella?

12 commenti:

  1. Un sarcasmo un po' eccessivo. è vero che il libro non è da Pulitzer e che la bambina è raccomandata, ma ti ricordo gentilmente e col massimo realismo che esistono ben pochi lavori in cui non faccia comodo una raccomandazione, o più precisamente, in cui non sia necessaria una raccomandazione. Purtroppo va così, ed è frustrante, ma non c'è bisogno di prendere per il culo la bambina solo perchè è nata in una famiglia abbiente, che le ha permesso di pubblicare un libro. Tanto di cappello, visto che è riuscita in ciò che molti aspiranti autori adulti non riescono per tutta la vita: portare a termine un racconto. La qualità, poi, migliorerà (speriamo) col tempo.

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  2. Visto? Ormai siamo tutti convinti che la 'spintarella' sia indispensabile e, in fondo, anche moralmente accettabile. Questi sono i principi sballati del nostro sistema. La povera bambina non e' certamente colpevole di nulla in particolare, se non magari, di essere convinta di possedere un dono che invece e' frutto delle conoscenze familiari, ma sicuramente parte dieci metri avanti a tutti gli altri. Piuttosto che cercare anche noi la 'spintarella' giusta, denunciamole perche' moralmente inaccettabili, legalmente punibili e frutto di una casta e un modo di ragionare che ci rende handicappati in partenza.

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  3. Ho letto con calma il commento a questo libro e subito la calma si è trasformata in ansia. Come madre di un'adolescente della stessa età della scrittrice (il cui conto in banca è irrilevante, qualunque esso sia), dico che se mia figlia avesse scritto una storia del genere sarei molto preoccupata. Va bene che ormai il sesso non è più una terra tanto sconosciuta, ma sapere che una ragazzina di 14 anni possa concepire una storia del genere (non ho letto il libro ma mi è bastato leggere la trama!)è preoccupante. Perchè le nostre figlie non hanno più il diritto di vivere il sesso secondo i tempi consoni all'età? Perchè anticipare certi argomenti che, ovviamente, suscitano in una ragazzina tanta curiosità! Non che una ragazza di quell'età debba necessariamente giocare con le Barbie, ma credo che ormai abbiano perso tutta la voglia di crescere piano piano e in questa corsa smaniosa verso l'età adulta, non ci si rende conto che si perdono tanti momenti gioiosi, pieni dell'ingenuità di una ragazzina. Queste sono ormai le figlie di questo mondo. Ed io dico alla mamma di questa scrittrice in erba che, forse, sarebbe stato meglio farla partecipare a qualche festa da grandi in meno, e mandarla a letto ad un orario normale. Forse si sarebbe limitata a scrivere il suo diario, e queste storie d'amore travagliate e sofferte le avrebbe lasciate a qualche scrittrice adulta, con qualche conoscenza del mondo in più.

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  4. Io ho letto il libro e devo dire che si nota subito lo stile una ragazzina. Ovviamente può migliorare, e se non accadrà a poco servirà la raccomandazione. Sul contenuto, informo la signora anonima che sarebbe anormale, casomai, che una quattordicenne non abbiano in mentecose del genere; ma essendo circondate da adulti che vogliono vedere in loro ingenuità per sentirsi tranquilli, poche le manifestano.

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  5. Le ragazze quattordicenni, lo dico per esperienza essendo di pochi anni più grande, sognano l'amore e parlano di sesso. Con i loro coetanei. Con i ventenni. Con i trentenni al massimo. Ma, per l'amore del cielo, non con uomini di sessant'anni. Un desiderio del genere verso un gentiluomo maturo non è sinonimo d'altro che di un problema. Non ho letto il libro, ma ho sentito un'intervista di Maria Elisabetta. Veste da grande, parla da grande, si muove da grande, ma in verità continuando così è condannata a restare eternamente bambina. Una bambina che, di fronte a una cose che non le piace, come la scuola, si tira semplicemente indietro. Forse se lo può permettere, certo, ma questa non è una giustificazione. E, per favore, non chiudiamo gli occhi, paola, sulle raccomandazioni. Almeno nel campo di quella che un tempo piteva chiamarsi "cultura".

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  6. Mio buon jolly roger...questa sera ho visto una parte del "Costanzo show" (quale show?!) e guarda un pò se non ero costretto a vedere il vecchio filibustiere cercare di lanciare qualcun altro nel mondo che conta! Appena vidi la Scavia pensai: "Ma come cazzo ha fatto a scrivere con la Mondadori a quell'età?! Che se telefoni alla Mondadori la prima cosa che ti dicono è 'ma lei ha scritto altre cose...?Noi non accettiamo testi di autori non conosciuti...'" (!!! e come cazzo ti fai conoscere allora?!!!!). Comunque feci una scommessa con mio padre e gli dissi:"Scommetti che questa qua è sorretta?!". Veloce ricerca su Internet e trovo subito il collegamento e, successivamente, questo tuo blog...che apprezzo per la criticità dei contenuti e mi fa rivoltare a causa di certi commenti (come quello di Paola che evidentemente non sa cosa significhi farsi un culo da NON RACCOMANDATO per entrare in un determinato ambito lavorativo) Quando si leggono certe cose comprendi che non nasceranno più nuovi 'Grandi', nuovi campioni della scrittura...ma soltanto nuovi 'Eterni Raccomandati'... Adesso vado a scrivere sul mio blog qualcosa a riguardo...bye

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  7. Ho saputo della ragazzina casualmente dalla Tv ma solo su questo blog ho trovato notizie su di lei: e le cercavo perchè convinta che fosse figlia di qualcuno che conta. Non si arriva a Mondadori, lo sanno tutti. Infatti. Il commento di Paola mi fa prima ridere e poi incazzare: ho un gran rispetto per la letteratura, per la nostra cultura, rispetto che evidentemente lei non ha. Forse considera gli scrittori alla stregua di bancari.
    E' riuscita a portare a termine un racconto, dice Paola, altri non ci riescono. Dipende dal COME vogliono portarlo a termine.
    C'è un commento su IBS: la ragazzina narra una storia ambientata all'inizio 800, e usa termini come "sexy" e "anoressia". Ma c'è di più: qualcuno la informa che nell'800 un uomo di 62 anni era un vecchio, un "vero vecchio" già un miracolo che fosse ancora vivo, di erezioni non se ne parlava proprio?
    Mi sento presa in giro. E offesa come lettore. Ma cosa credono, a Mondadori, che siamo un esercito di idioti bavosi dalla curiosità malata? O lo siamo, visto Melissa P? Perchè una cosa è certa: non puntano sul libro, puntano sull'età della bambina.
    Melanie

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  8. ho letto il libro, ho l'età dell'autrice e sinceramente mi è piaciuto moltissimo. non credo ci sia nulla di tanto erotico, lei scrive storie che vorrebbe vivere quindi non capisco perchè non dovrebbe scriverle, c'è la libertà di pensiero no?

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  9. Turista per caso1 settembre 2008 22:51

    Libertà di pensiero...sì, ma di scrittura un po' meno. Insomma, si può pensare ciò che si vuole, ma scrivere un libro su una storia d'amore che si vorrebbe vivere mi sembra un po' troppo. Affidate i vostri desideri a una stella cadente che è sicuramente meglio.

    Sono sorpresa e sbalordita di come una casa importante come la Mondadori abbia potuto pubblicare una storia con così tante incongruenze. Pensavo che il mondo dell'editoria fosse più serio ma forse mi sbagliavo.
    La cultura dev'essere qualcosa frutto del proprio lavoro e della propria conoscenza...le bustarelle servono solo a chi non ha né fantasia né talento.

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  10. ciò che mi turba di più e che non esiste più quella garanzia che ti dava una volta la casa editrice di un certo livello...se compro un libro Mondadori mi piace pensare che qualcuno l'abbia letto e soprattutto scelto fra tante porcherie, ma se iniziano a pubblicare questa roba? nessuno vieta alla Scavia, mia coetanea, di scrivere quello che le pare, così come a tanti altri personaggi che di scrittura capiscono poco e pubblicano tanto, ma almeno distinguiamo queste "cose " dalla vera letteratura.

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  11. Dunque. Quasi dieci anni dopo la sua pubblicazione, mi capita tra le mani questo romanzo, dono di un'impiegata di biblioteca che, prima di mandare al macero tutti i testi scartati dall'amministrazione, tenta la strada del dono (se non altro, per rispetto alle foreste devastate). Letto in una giornata e mezza, diciamo.
    Abbastanza basita per l'impostazione generale che sconvolge tutti, continuo la lettura giusto perché non mi piace avere un'opinione su qualcosa che non conosco pienamente.
    Non è certo un candidato Pulitzer. Nemmeno uno Strega. Figuriamoci, non lo volevano nemmeno nella biblioteca di un paesino!
    Però c'è in giro di peggio, questo va detto.
    Lei è raccomandata dall'ambiente bene di Milano? E' orribile, mercificatorio, spregevole e purtroppo "normale".
    E comunque non è così terribile, fatto salvo per qualche imprecisione e per la sconvolgente liason.
    Sarebbe stato migliore se si fosse limitata a una storia di amore platonico, a un'infatuazione divistica mai consumata? Forse. Magari sarebbe stato anche più sincero.
    Ma sarò una ragazza innamorata e troppo buona, sarò una stupida che si commuove anche quando tolgono di mezzo un vespaio (si, mi dispiace per le vespe, anche se sono pericolose!), ma io alla fine di quel romanzo ho pianto disperatamente e mandato messaggi al mio fidanzato, pregando di non trovarmi mai nella situazione descritta dalla Scavia: a prescindere dall'età (e da qualsiasi turba psichica possa esserci), essere separati dalla persona amata e perderla è orribile.
    Lei sarà viziata ed egoista, lui un codardo indeciso e succube, esclusivamente pederasta, ma una cosa nel libro si capisce e appare luminosa come la perla nel letamaio: non importa chi sia l'altro, se lo amiamo non c'è ragione che tenga. E quei due, miseria losca, si amavano.
    Questo certo non eleva il romanzo a grande esempio di originalità e scrittura, ma almeno un barlume di sentimento c'è, a differenza di altri testi, magari meravigliosi, ma molto più aridi.

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    1. Intendevo che il ROMANZO non è così terribile, non il fatto che sia "raccomandata"...

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