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martedì 30 novembre 2010

Il bicchiere della staffa

E così pare proprio che questa volta l'agenzia delle entrate abbia ragione.
Mi sono bastati dieci minuti, una mail alla cassa autonoma dei giornalisti e una telefonata, per capire che ciò che detraevo da anni in dichiarazione, in verità non era detraibile.
Mi domando solo come mai la commercialista non sia stata in grado di risolvere la situazione in quattro mesi e, soprattutto, come in tutti questi anni abbia continuato a sbagliare così clamorosamente.
Mi ha garantito che si farà carico di sanzioni e interessi. E volevo pure vedere.

lunedì 29 novembre 2010

Senza dignità

Lei si offre di pagare i regali di natale dei ragazzi: “Non preoccupatevi, ci penso io per i soldi, li compro io i regali di natale”.
Poi però pretende di decidere quali sono quelli adatti e quali no. Non c’è rispetto per i desideri: “Questo lo compro, è carino, ma questo è una schifezza e ha già il cassetto pieno di bambole, non ne serve certo un’altra. E poi quella barbie con l’automobile, costa cinquanta euro! Ma lascia perdere, è anche un gioco da maschio, solo per avere un’altra bambola che poi butta in un angolo dopo averle tolto tutti i vestiti!”.
Non si accontenta quindi di collaborare, di aiutare senza chiedere nulla in cambio, senza pretendere di guidare le scelte, senza per forza sostituire la volontà altrui. No, non le basta, vuole comandare, decidere il cosa e il come, ciò che è degno dei suoi soldi, dei suoi emolumenti e ciò che invece non li merita.
“Non preoccupatevi, ci sono io, vi aiuto io”. E così mi ritrovo un nuovo padrone in casa, che vuole decidere dell’aspetto e dell’utilità di ogni cosa per cui apre il borsellino, che pretende favori continui, che, come ho sempre giustamente temuto, vuole comandare, vuole sottomettere alla sua autorità, al suo potere.
Ho sempre pensato che, al contrario di mio padre, uomo di destra ma di infinità onestà, rettitudine e generosità, mia madre abbia sempre rappresentato il fascismo più degenere, vigliacco, sottile, insidioso, cattivo, moralmente corrotto. Non è l’ordine ciò che cerca, ma la sottomissione totale. La stessa che lei ha nei confronti di qualsiasi autorità, dal classico “signor dottore” rivolto al più incapace dei medici, al “signor professore” che ha sempre, a prescindere, diritto e ragione. La tranquilla prigionia di sottostare a chiunque decida al posto suo, a chiunque le dica cosa si deve e non si deve fare, il masochistico e ambiguo piacere di obbedire all’autorità, godendo per questo del diritto di soggiogare economicamente e psichicamente chiunque cada nella sua sottile e infida ragnatela.
In questo momento, oltre a non godere di alcun aiuto alla famiglia da parte dello stato che invece, attraverso l’agenzia delle entrate, continua a torturarmi con richieste assurde e meschine, né dall’associazione dei giornalisti di cui, con vergogna faccio parte, che richiede contributi pensionistici al di sopra di qualunque altra categoria, né da amici o conoscenti, scomparsi come fossi un appestato, non posso nemmeno contare sull’unico genitore e parente rimasto. Anzi è la persona da cui devo più riguardarmi.
È per questo che, sole o neve, freddo o caldo, le mie giornate si stanno trasformando in tristi processioni in cui non sono più nemmeno padrone di decidere di che colore comprare le scarpe a mia figlia.

giovedì 2 settembre 2010

Figli pensione dei padri?

Non c’è che dire, proprio un bel rientro. Quasi cinquecento euro di parcella della commercialista, centottanta di bolletta elettricità, centoquaranta di Tarsu, l’assicurazione dell’auto e, fra un paio di mesi, le rate delle spese condominiali.
Mettiamoci anche l’agenzia delle entrate che non si è ancora sentita per l’iniquo adeguamento richiesto.
Se una volta la miseria significava non avere da mangiare, oggi come dovremo ridefinirla? Non avere i soldi per pagare le spese condominiali? Oppure per le bollette di acqua, luce e gas?
Sembra facile dire che, bene o male, oggi mangiano tutti ed è vero: qualcosa per riempire la pancia si trova sempre.
È tutto il resto che ci fa sentire miserabili, tutto ciò che una volta, chi non possedeva niente, non doveva preoccuparsi di pagare. Ma se non pago le spese condominiali, l’elettricità o l’assicurazione dell’auto, come finirò?
Forse oggi essere misarabili non significa più mettere insieme il pranzo con la cena, ma pagare un’infinità di cose che non ci servono effettivamente. Cose che ci fanno credere siano indispensabili, ma che alla fine non lo sono. Bisogni inventati ad arte, superfluo fatto passare per indispensabile.
Anni fa, in un viaggio al confine tra Santo Domingo e Haiti, ci portarono a vedere come viveva la gente che aveva poco o niente, ovvero gli haitiani utilizzati nelle piantagioni di canna da zucchero a Santo Domingo.
Vivevano in condizioni miserevoli, in capanne di legno e paglia, oppure in fatiscenti baracche col tetto di lamiera. Ci meravigliammo di come mai, gente così povera, avesse tanti figli.
“In questa parti del mondo - ci spiegò la guida - i figli sono la pensione dei padri. Più figli fai, più probabilità hai che quando non sarai più in grado di lavorare, ci sarà qualcuno che si prenderà cura di te”.
Cosa dobbiamo fare allora? Vivere in campagna e nutrirci di ciò che riusciamo a produrre, sperando che i nostri figli possano accudirci quando non avremo più la forza di zappare la terra?
Ma qui stiamo parlando di un medioevo prossimo venturo, senza che non si alzi una voce di protesta, senza che la rabbia di giovani e diseredati trovi una via per manifestarsi, senza che la verità venga a galla.

mercoledì 28 luglio 2010

E mo' basta!

Come e peggio che in un romanzo di Kafka, uno Stato che non ha saputo e voluto fornire nessun tipo di ammortizzatore sociale per alleviare le mie condizioni economiche, non trova di meglio da fare che continuare a beffarmi attraverso l’agenzia delle entrate.
Se non sbaglio, i controlli formali sulle dichiarazioni dei redditi dovrebbero essere svolti a campione, questo è quello che ho sempre saputo. Anche perché non credo sia possibile effettuarli ogni anno sulla totalità dei contribuenti.
Il fatto, che ormai è diventato certezza, è che il sottoscritto sia finito, non si sa come e perché, in qualche sorta di database dei contribuenti a cui rompere i coglioni ogni anno, anche se non ho prove per dimostrarlo.
Ne ho già parlato nel post del 17.06.2010 “La storia si ripete”.
È un dato di fatto che, dal 1998 al 2010, sono stato sottoposto nell’ordine a: 1) Compilazione obbligatoria, pena controllo automatico sull’attività svolta, di un questionario sulle piccole imprese e l’esercizio delle professioni; 2) Altro questionario a compilazione obbligatoria sugli studi di settore; 3) Avviso di accertamento e conseguente ricorso (vinto) contro l’agenzia delle entrate; 4) Richiesta di trasmissione di tutta la documentazione relativa a contributi previdenziali, spese sanitarie eccetera; 5) Nuova richiesta di documentazione relativa agli oneri deducibili; 6) Rettifica delle imposte versate per i redditi 2007. L’agenzia delle entrate ha ritenuto carente la documentazione relativa ai contributi sanitari di mia moglie con una richiesta di oltre 1.400 euro di tasse non versate, interessi, sanzioni e cazzi vari. 
La media è di una rogna ogni due anni.
Anche questa volta, come tutte le altre, le richieste dell’agenzia delle entrate si riveleranno infondate, pretestuose, cieche e arroganti. Ma mi manda in bestia il fatto che dovrò pagare, per l’ennesima volta, la commercialista per sbrogliare questa inutile perdita di tempo e soldi che si presenta puntuale a ogni vigilia delle ferie estive.
È davvero inconcepibile che questo incubo si presenti con una frequenza così esasperante, sempre sulle stesse cose e sempre con esiti a mio favore. Perché allora continuare a tormentare un contribuente che si rivela invariabilmente in regola con tutti gli adempimenti fiscali? Perché perdere il denaro dello stato per torturare uno che non ha mai dichiarato più di ottantamila euro lordi? Perché non perseguire chi le tasse non le ha mai pagate o chi, come la fiat e tutte le grandi aziende chiude invariabilmente i suoi bilanci con un pareggio se con una perdita? Ci avete mai fatto caso? Avete mai letto i bilanci che vengono pubblicati sui giornali?
Non posso davvero rispettare un sistema così marcio, sistematicamente cialtrone e ladro, che si ostina a essere inflessibile e arrogante con la gente onesta e così servile e corrotto verso i potenti. Come si può avere fiducia in un sistema che ci considera ladri per partito preso, le cui richieste sono quanto di più villano, ipocrita e ottuso un cittadino possa sopportare? 
Sono italiano, voglio vivere e lavorare in italia, voglio che il futuro dei miei figli sia in questo paese, ma non riconosco questo sistema, questo stato, questo modo di rapportarsi con i cittadini, sempre più sudditi e pecoroni.

giovedì 17 giugno 2010

La storia si ripete

In prima liceo, avevamo un professore di italiano e storia che, a ripensarci adesso, sembrava uno di quei personaggi che si vedono su raistoria quando si parla degli anni settanta.
Fumava gauloise, che si accendeva una dietro l'altra, mentre, stravaccato dietro la cattedra, ci prendeva allegramente per il culo. Vestiva con pantaloni e giacche di velluto sformati, clark ai piedi e barba e baffi come si confaceva a un intellettuale di sinistra.
Amava vantarsi delle sue sbruffonerie consumate tra via Brera e il bar Giamaica insieme, presumo, ai suoi amici pittori, poeti e intellettuali. Come quella volta in cui disse che per scommessa, in pieno inverno, "ho fatto il giro del quartiere a torso nudo sul mio Guzzi Falcone". Sfortunatamente non era uno di quei professori anticonformisti stile Attimo fuggente, ma dava più l'idea del giovane presuntuosello che si riteneva troppo intelligente per perdere tempo con degli sbarbati appena usciti da qualche scuola media di periferia.
In classe, le sue occupazioni preferite erano: fumare, adocchiare qualche ragazza carina e sbeffeggiare attraverso la sua cultura la nostra immaturità. E per fare colpo, lo faceva. M., una ragazza più grande di noi di un anno o due, ci è cascata mani e piedi. Non so come sia finita perché in seconda già non c'era più.
Ma la sua vittima sacrificale preferita ero io. Non so come nacque questo giochetto, forse perché voleva prendermi in castagna, forse perché assomigliavo involontariamente a Simon Le Bon dei Duran Duran, gruppo che io stesso aborrivo e che probabilmente lui odiava. Insomma, un giorno mi interrogò in storia nella maniera più tradizionale possibile, forse per umiliarmi davanti ai compagni, ma casualmente ero preparato e ma la cavai con un sei. La lezione successiva mi interrogò nuovamente, e poi anche la lezione dopo e quella dopo ancora. Ormai era un teatrino al quale entrambi partecipavamo sapendo che quella era la nostra parte e che nessuno dei due avrebbe mollato per primo. Inutile dire che in storia andavo piuttosto bene.
Ma perché tutto questo inutile rivangare il passato? Beh, una ragione secondo me c'è. Sono convinto infatti di essere uno che, spesso e malvolentieri, si ritrova nel mirino.
Per esempio, è vero o no che stiamo vivendo un governo nel quale la lotta all'evasione è pressoché inesistente? È vero o no che il capo di questo governo ha dichiarato più volte che il carico fiscale è così alto che pagare le tasse è immorale? È vero o no che questo e altri governi, dopo aver stragiurato che non ci sarebbero stati più condoni, ne hanno messi in piedi a più non posso?
E allora, com'è che io, miserabile partita iva che nella sua vita lavorativa non si è mai nemmeno lontanamente avvicinato ai centomila euro lordi di fatturato, devo essere continuamente martoriato dallo stato? Mi spiego meglio.
Settembre 1998, ultimi mesi del governo Prodi: ricevo dall'istituto nazionale di statistica un questionario obbligatorio sulle piccole imprese e l'esercizio delle professioni. La mancata compilazione di tale questionario produrrà un controllo automatico sulla mia attività.
Dicembre 2003, secondo governo Berlusconi: ricevo dall'agenzia delle entrate, ufficio studi di settore, un questionario a compilazione obbligatoria volto all'evoluzione degli studi di settore. In calce era specificato che: i dati forniti non saranno in alcun modo presi a base della normale attività di accertamento né trasmessi ad altri uffici pubblici.
Maggio 2004, sempre governo Berlusconi: chissà come mai ricevo un invito al contraddittorio che ha portato a un avviso di accertamento e al mio ricorso verso l'agenzia delle entrate che, fortunatamente, ho vinto. Avevano addirittura il coraggio di imputarmi, così, d'ufficio, dei redditi doppi rispetto a quelli da me dichiarati. Ditemi un po', lavorando a ritenuta d'acconto, come sarebbe possibile nascondere dei redditi. Per fortuna è andata bene, forse anche per merito di una lettera in cui dichiaravo che mi spiegassero un po' come faceva uno che rubava i soldi a vivere in un bilocale in quattro persone e ad avere da tredici anni sempre la stessa Nissan Micra.
Luglio 2005, ancora governo Berlusconi: ricevo dall'agenzia delle entrate la richiesta di trasmissione in copia fotostatica di tutta la documentazione relativa a contributi previdenziali, spese sanitarie e premi per assicurazioni. Naturalmente la mancata comunicazione dei documenti richiesti obbligherà l'ufficio alla rettifica degli stessi rispetto al controllo formale della dichiarazione stessa.
Giugno 2010, sempre l'amico Berlusconi: stessa richiesta del 2005 da parte dell'agenzia delle entrate, e cioè, trasmissione dei documenti relativi a spese sanitarie eccetera.
Mi chiedo: è normale? O rientra tutto nel novero delle coincidenze, delle sfortunate combinazioni? A me sembra davvero troppo, mi pare proprio che, come ai tempi del liceo, qualcuno mi abbia inquadrato nel suo mirino. Avrei davvero voglia di mandarlo affanculo e chiedergli che tipo di ammortizzatori sociali ci sono per me: sussidio di disoccupazione? Ferie pagate? Malattia pagata? Liquidazione?